IL PRIMO SOCCORSO NEI LUOGHI DI LAVORO

Primo soccorso: lesioni traumatiche e valutazione dello scenario

Primo soccorso: lesioni traumatiche e valutazione dello scenario
Il primo soccorso nei luoghi di lavoro

Il documento Il primo soccorso nei luoghi di lavoro” elaborato dal Dipartimento di medicina, epidemiologia, igiene del lavoro e ambientale dell’Inail, evidenzia che le lesioni traumatiche sono tra le prime cause di morte e che il perfezionamento della qualità del soccorso può limitare fortemente, anche in ambito lavorativo, gli infortuni mortali da traumi.

Il documento fornisce indicazioni sulla valutazione dello scenario, fondamentale per identificare i pericoli e agire in sicurezza, in particolare:

  • L’importanza della valutazione dello scenario;
  • I fattori ambientali da valutare.
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L’importanza della valutazione dello scenario

Il primo step del soccorso traumatologico è dato dall’attenta valutazione dello scenario, che permette, di identificare quelle situazioni che possono mettere in pericolo la sicurezza del soccorritore e del paziente.

Non bisogna dimenticare che le condizioni ambientali possono mutare all’improvviso, così come il quadro clinico può peggiorare in pochi minuti. Queste probabilità non sono sempre intuibili ad una prima occhiata, ma vanno tenute in considerazione perché possono modificare profondamente la possibilità di intervenire in modo efficace.

La valutazione della scena comprende prima di ogni altra cosa due elementi principali:

  • la sicurezza del soccorritore e del paziente. Se il soccorritore diventa a sua volta vittima non è più utilizzabile nel soccorso e va ad aumentare il numero delle persone da soccorrere. Per questo è importante che, prima di intervenire, la scena sia stata messa in sicurezza. Il paziente viene soccorso sempre sul posto, tranne quando è necessario spostarlo per evitare di mettere a rischio ulteriormente la sua incolumità e quella del soccorritore. Ad esempio, in caso di incendio, linee elettriche abbattute, edifici pericolanti, presenza di esplosivi o sostanze chimiche pericolose, il paziente deve essere allontanato e portato in un luogo più sicuro.
  • le condizioni che hanno provocato il trauma. Bisogna chiedersi che cosa è accaduto, qual è stata la causa del trauma, quante persone sono coinvolte, che tipo di persone sono state coinvolte (anziani, bambini, persone non autosufficienti, ecc.). Ad esempio, nel caso di un incidente che coinvolga mezzi di locomozione (auto, furgoni, camion, muletti, trattori, ecc.) vanno valutate anche le condizioni del mezzo (deformazione delle lamiere, condizioni del parabrezza, utilizzo delle cinture, deformazione della plancia, deformazione del volante, ostacolo contro il quale vi è stata la collisione, ecc.) per avere un’idea del tipo di trauma che si è verificato.

Inoltre, dopo aver fatto la valutazione dello scenario, se si è in presenza di più persone coinvolte, è necessario stabilire le priorità di trattamento. In un incidente in cui sono coinvolte più persone l’obiettivo non è quello di salvare il paziente più grave, ma salvare il maggior numero di persone.

Per questo è molto importante imparare a distinguere tra le lesione che:

  • mettono in pericolo la vita;
  • possono portare alla perdita di un arto;
  • non mettono in pericolo né la vita né un arto e che possono essere trattate successivamente.

I fattori ambientali da valutare

Di seguito sono elencati i vari fattori ambientali da valutare in caso di trauma con alcune utili indicazioni per i soccorritori: 

  • Componenti del team di soccorso e competenze nell’uso delle attrezzature: considerare che per compiere certe manovre è indispensabile una energia che un soccorritore di costituzione gracile potrebbe non avere. Considerare la disponibilità di attrezzature specifiche e la capacità di utilizzo delle attrezzature stesse da parte del team;
  • Luogo dell’intervento: può essere disagevole e/o pericoloso;
  • Condizioni meteorologiche avverse (neve, ghiaccio, pioggia, nebbia, buio) temperatura ambientale (freddo, caldo), visibilità (propria e altrui): “dotarsi di mezzi idonei, pneumatici da neve, strumenti di illuminazione e segnalazione, indumenti rifrangenti, attrezzature per la protezione termica;
  • Incidenti stradali. Traffico. Presenza di materiali dispersi (vetri, lamiere, benzina…): attrezzarsi con indumenti catarifrangenti. Indossare DPI. Fermare il traffico da una posizione protetta prima di avvicinare il ferito nel veicolo. Non avvicinarsi al veicolo se il traffico non è fermo. Comunicare il problema al 112 in modo da allertare le Forze dell’ordine per il controllo del traffico. I rottami di macchine, aerei e macchinari vari possono essere pericolosi per la presenza di lamiere taglienti, vetri, carburante disperso e parti in movimento. Fare attenzione nel camminare in presenza di lamiere o vetri. Non fumare, non provocare scintille. Spegnere il motore del veicolo ed innestare la marcia. Raccogliere il maggior numero di informazioni e comunicarle alla centrale operativa 112;
  • Fumo o fiamme (colore, odore): comunicarlo al 112 in modo da allertare i Vigili del fuoco. Stare sopravento, ad una distanza di almeno 30 mt. Nell’attesa dei soccorsi, allontanare le persone presenti, spegnere il quadro elettrico del veicolo, spostare l’infortunato con l’aiuto di altri soccorritori, munirsi di estintore;
  • Presenza di materiali pericolosi/infiammabili: la visione sulla scena di nuvole di vapore, fuoriuscita di sostanze liquide o solide, odori inusuali, perdite di sostanze da bombole, fa sospettare la presenza di materiali pericolosi (hazmat – hazardous materials). In questo caso è necessario segnalare quanto osservato al 112, rimanendo a distanza di sicurezza maggiore (anche 500 mt se rischio esplosioni), sopravento e più in alto, se possibile. Non fumare né produrre scintille. Non entrare in contatto con la sostanza eventualmente sversata. Veicoli trasportanti hazmat possono causare sversamenti, incendi, esplosioni. La presenza di materiali pericolosi su mezzi di trasporto è segnalata da appositi cartelli identificativi apposti sulle fiancate. Mediante un sistema di codifica è possibile sapere quale sostanza è trasportata, gli effetti che provoca se sversata e le procedure di sicurezza da adottare. Controllare da lontano (con binocolo) i cartelli segnaletici apposti sulle fiancate del mezzo (numero di Kemler e numero ONU, etichette di pericolo) e comunicare i dati alla Centrale. In questi casi è necessario l’intervento dei Vigili del fuoco e l’assunzione di precauzioni particolari anche riguardo ai mezzi di protezione individuali da adottare;
  • Elettricità: dare per scontato che tutti i cavi a terra siano sotto tensione, se non lo sono possono diveltarlo. Non tentare di rimuoverli, non toccare nessuna superficie o struttura metallica. Staccare subito la corrente dal quadro elettrico. Avvisare subito il 112 di inviare i Vigili del fuoco ed il personale idoneo;
  • Gas tossici: in caso di sospetta presenza di gas tossici nel luogo dell’infortunio, non accedervi se non prima di aver ventilato adeguatamente il locale e dopo essersi muniti di adeguato equipaggiamento (facciali, autorespiratori, ecc.);
  • Soccorso in Acqua: se possibile non entrate in acqua, non tuffatevi se non siete stati addestrati a farlo. La regola base del soccorso in acqua è: ‘lancia, tira, trascina e solo dopo vai!’. Servitevi di presidi di salvataggio come cime, salvagenti, bastoni, galleggianti. La cosa migliore è essere in due soccorritori su un’imbarcazione. In caso di utilizzo del DAE spostate la vittima all’asciutto, asciugate il torace prima di applicare gli elettrodi;
  • Numero e tipologia di pazienti da soccorrere: bambini e anziani costituiscono fattore di maggiore gravità clinica. Persone non autosufficienti, tossicodipendenti, pazienti non collaboranti pongono problemi particolari nella gestione e trasporto;
  • Spazio disponibile: un’altra variabile è lo spazio disponibile e la possibilità o meno di muovere il paziente. Le linee guida ERC 2015 raccomandano l’esecuzione della RCP da sopra la testa nel caso in cui non sia possibile eseguirla con la tecnica convenzionale (ad esempio arresto cardiaco in aereo con paziente nel corridoio);
  • Rischio biologico: il rischio biologico consiste nella possibile trasmissione di agenti infettanti presenti nei liquidi organici (sangue, saliva, urine, feci ecc.). Le patologie che si possono contrarre sono quelle a trasmissione ematogena come virus dell’epatite B o C, HIV, ecc. Le precauzioni da adottare in questi casi sono: l’utilizzo di guanti monouso in lattice o in vinile (presenti nella cassetta e nel pacchetto di medicazione) che vanno indossati prima di intervenire e una volta usati vanno gettati avvolgendoli uno nell’altro. Dopo essersi tolti i guanti, bisogna comunque provvedere ad una accurata pulizia delle mani. Altra misura di autotutela importante è rappresentata dalla profilassi primaria, ovvero dalla vaccinazione per quelle patologie contro cui è disponibile un vaccino (antiepatite B, antitetanica, ecc.), e dalla profilassi secondaria, consistente nella somministrazione di gammaglobuline o chemioprofilassi (antibiotici). La profilassi secondaria è somministrata da personale medico dopo un possibile contagio.

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