CYBERBULLISMO SUL LUOGO DI LAVORO

cyberbullying a lavoro
                                            Cyberbullying a lavoro
 

Cyberbullismo a lavoro

Il cyberbullismo è una forma di prevaricazione volontaria e ripetuta nel tempo, attuata mediante uno strumento digitale ai danni di un singolo individuo o gruppo con l’obiettivo di ferire e mettere a disagio la vittima di tale comportamento, che non riesce a difendersi.

Strumenti di cyberbullismo

Smith, nel 2006, definisce il fenomeno attraverso sette categorie centrate sugli strumenti utilizzati:

  • sms, invio e ricezione di messaggi testuali offensivi e diffamatori attraverso il telefono cellulare;
  • mms, invio e ricezione di materiale multimediale (foto/video) recante danno a terze persone;
  • calls, invio e ricezione di chiamate diffamatorie, in cui l’aggressore intimidisce la vittima con minacce e insulti;
  • a-mail, invio di e-mail contenenti insulti, minacce, offese e diffamazioni;
  • chatrooms, intimidazioni e offese in chat;
  • instantmessage, insulti e offese tramite sistemi di comunicazione istantanea (Skype,WhatsApp, Messenger, ecc.);
  • websites, rivelazione di informazioni personali o divulgazione di immagini e video compromettenti (per la vittima) attraverso siti internet.

Criteri di azione e comportamenti

Willard, sempre nel 2006, ha proposto invece una tassonomia alternativa del fenomeno, centrato sul tipo di azione e di comportamento perpetrato:

  • flaming, messaggi violenti e volgari che mirano a suscitare contrasti e battaglie verbali nei forum;
  • harassment (molestie), invio ripetuto di messaggi offensivi e sgradevoli;
  • denigration (denigrazione), insultare o diffamare qualcuno online attraverso dicerie, pettegolezzi e menzogne, solitamente di tipo offensivo e crudele, volte a danneggiare la reputazione di una persona e i suoi rapporti;
  • impersonation (furto d’identità), l’aggressore ottiene informazioni personali e dati di accesso (nick, password, ecc.) di un account della vittima, con lo scopo di prenderne possesso e danneggiarne la reputazione;
  • outingand trickering, diffondere online i segreti di qualcuno, informazioni scomode o immagini personali; spingere una persona, attraverso l’inganno, a rivelare informazioni imbarazzanti e riservate per renderle poi pubbliche in rete;
  • exclusion (esclusione), escludere intenzionalmente qualcuno/a da un gruppo online (chat, liste di amici, forum tematici, ecc.);
  • doxing, diffusione pubblica via internet di dati personali e sensibili;
  • cyberstalking, invio ripetuto di messaggi intimidatori contenenti minacce e offese.

Violenza on line

Diversamente dalle forme di bullismo tradizionale la modalità online tende ad essere, anche a causa della pervasività del mezzo utilizzato, molto più evidente e visibile e può quindi avere maggiori conseguenze anche sulla reputazione aziendale.

Anche per questo motivo è auspicabile la definizione di social media policy in relazione ai materiali e contenuti che vengono postati in rete, non solo in merito alle attività lavorative, ma anche in relazione ai commenti relativi a colleghi. Le aziende quindi dovrebbero sviluppare e sostenere politiche reali contro le molestie e il bullismo anche attraverso un’adeguata formazione che accompagni l’osservanza di queste policy contribuendo alla diffusione di una cultura di prevenzione.

Per avere maggiori informazioni circa il “cyberbullismo” potete contattare la SF Business Advisor compilando il form dedicato,chiamando il numero 085.9116786 o inviando una e-mail a
info@sfbusinessadvisor.it 

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