LE FIBRE ARTIFICIALI VETROSE – FAV

FAV: rischi di esposizioni e misure di prevenzione per la tutela della salute

LE FIBRE ARTIFICIALI VETROSE – FAV

Le fibre artificiali vetrose (FAV) rappresentano i materiali sostitutivi commercialmente più utilizzati a seguito del divieto di impiego dell’amianto, trovando così interessanti applicazioni dal punto di vista industriale. La diffusione è dovuta alle particolari proprietà di queste fibre: elevata stabilità chimica e fisica, non infiammabili, resistenti alle condizioni ambientali e ai microrganismi, proprietà dielettriche e di isolamento dalle sollecitazioni termiche ed acustiche.

In particolare, appartengono alle FAV: lana di vetro, lana di roccia, lana di scoria, fibre di vetro a filamento continuo, fibre ceramiche refrattarie (FCR) e lane di nuova generazione.

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L’esposizione a FAV

L’esposizione a FAV può avvenire in diversi modi, in particolare per contatto diretto con gli occhi, con la pelle o tramite inalazione delle fibre aerodisperse e riguarda principalmente i lavoratori coinvolti nei seguenti settori:

  • costruzione e manutenzione di edifici;
  • installazione e rimozione di isolamenti;
  • produzione industriale di FAV.

L’esposizione a FAV negli ambienti indoor dipende dalla probabilità con la quale si verifichi un rilascio di fibre nell’ambiente circostante, in particolare l’entità del rilascio di fibre da un materiale contenente FAV dipende:

  • dalla consistenza del materiale (friabile o compatto);
  • dallo stato di conservazione (integro o danneggiato);
  • dalla presenza o meno di vernici o strati protettivi.

Effetti sulla salute

La potenziale tossicità delle FAV in seguito ad inalazione è definita da diversi parametri tra cui la dimensione delle fibre che ne determina l’inalabilità nei diversi distretti dell’apparato respiratorio, composizione chimica e biopersistenza.

L’esposizione a fibre artificiali vetrose può avere effetti irritativi sulla pelle per azioni di tipo meccanico quali sfregamento, irritazioni oculari e di mucose ed effetti infiammatori a carico delle strutture polmonari. Diversamente dagli altri tipi di FAV, per le FCR si riscontra infiammazione persistente dell’apparato respiratorio con evoluzione in placche pleuriche e fibrosi polmonare.

Obblighi del datore di lavoro

Il datore di lavoro, al fine di ridurre i livelli di esposizione a FAV, deve fornire ai lavoratori gli adeguati dispositivi di protezione individuali fornendo loro tutte le informazioni necessarie al fine di limitarne gli effetti come riportato nel Titolo IX (Sostanze pericolose) del d.lgs. 81/2008.

In particolare, nel caso di esposizione a lane minerali, che ricadono nel Capo I Protezione da agenti chimici, il datore di lavoro deve effettuare la valutazione del rischio adottando tutte le misure generali a fini preventivi. Per le FCR che ricadono nel Capo II Protezione da agenti cancerogeni e mutageni, il datore di lavoro oltre ad effettuare la valutazione del rischio, deve mettere in atto tutte le procedure preventive e protettive che riducano al minimo o eliminino completamente l’esposizione dei lavoratori a tale materiale.

Inoltre, per quanto riguarda le operazioni di coibentazione/rimozione di materiali contenenti FCR, con particolare riferimento a quelli in matrice friabile, le indicazioni tecniche da seguire per garantire un’adeguata prevenzione e protezione della salute devono risultare analoghe a quelle previste dal d.m. 06/09/1994, relative alla bonifica di materiali contenenti amianto.

Infine, è doveroso ricordare che per i lavoratori esposti a FCR è sempre obbligatoria l’attivazione della sorveglianza sanitaria prevista all’art. 242 del Capo II del Titolo IX.

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