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L’ESPOSIZIONE ALLE RADIAZIONI OTTICHE ARTIFICIALI – ROA

L’ESPOSIZIONE ALLE RADIAZIONI OTTICHE ARTIFICIALI – ROA

Cosa sono le radiazioni ottiche? 

Cosa sono le radiazioni ottiche? 
L’esposizione alle radiazioni ottiche artificiali – ROA

Per radiazioni ottiche artificiali (ROA) si intendono le radiazioni elettromagnetiche nella gamma di lunghezza d’onda compresa tra 100 nm e 1 mm.

Tutte le radiazioni ottiche non generate dal sole (radiazioni ottiche naturali) sono di origine artificiale, cioè sono generate artificialmente da apparati. 

La qualità degli effetti, la loro gravità o la probabilità che alcune di esse si verifichino dipendono dalla esposizione radiante, dalla lunghezza d’onda della radiazione e, per quanto riguarda alcuni effetti sulla pelle, dalla fotosensibilità individuale. 

Oltre ai rischi per la salute dovuti all’esposizione diretta delle ROA esistono ulteriori rischi indiretti, quali: 

  • sovraesposizione a radiazione visibile: abbagliamento, accecamento temporaneo; 
  • rischi di incendi ed esplosione innescati dalle sorgenti stesse e/o dal fascio di radiazione. 

Il Portale Agenti Fisici mette a disposizione utili strumenti per effettuare un’idonea valutazione del rischio delle ROA. 

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Le sorgenti ROA 

Alcuni esempi di sorgenti di radiazioni ottiche artificiali che possono comportare gravi rischi per gli occhi e/o per la cute dei soggetti esposti sono: 

  • Saldatura ad arco elettrico: possono superare i valori limite previsti per la radiazione UV per tempi di esposizione dell’ordine delle decine di secondi a distanza di un metro dall’arco. I lavoratori, le persone presenti e di passaggio possono essere sovraesposti in assenza di adeguati precauzioni tecnico-organizzative; 
  • Lampade germicide: utilizzate per sterilizzazione dei locali come gli ospedali, le industrie alimentari e i laboratori; 
  • Lampade abbronzanti
  • Corpi incandescenti: quali metallo o vetro fuso, ad esempio nei crogiuoli dei forni di fusione con corpo incandescente a vista e loro lavorazione; 
  • Laser chirurgici
  • Lampade/sistemi LED per fototerapia

Come effettuare la valutazione del rischio di esposizione alle ROA? 

Il Capo V del Titolo VIII del D.Lgs. 81/2008 (Protezione dei lavoratori dai rischi di esposizione a radiazioni ottiche artificiali) stabilisce le prescrizioni minime di protezione dei lavoratori contro i rischi per la salute e la sicurezza che possono derivare, dall’esposizione alle radiazioni ottiche artificiali durante il lavoro con particolare riguardo ai rischi dovuti agli effetti nocivi sugli occhi e sulla cute. 

Alcune indicazioni operative per effettuare la valutazione del rischio di esposizione alle ROA sono: 

  • Conoscenza delle sorgenti: è necessario preliminarmente censire le sorgenti ROA (incluse informazioni fornite da produttore); 
  • Conoscenza delle modalità espositive: tutte le attività che comportano o possono comportare l’impiego di sorgenti ROA devono essere censite e conosciute a fondo; 
  • Esecuzione di misure: nel caso non siano disponibili i dati del fabbricante o non vi siano riferimenti bibliografici o a standard tecnici specifici, è necessario effettuare delle misure strumentali secondo le indicazioni fornite da norme tecniche specifiche; 
  • Esecuzione di calcoli: partendo dai dati forniti dal fabbricante, dai dati di letteratura o dai valori misurati, mediante appositi calcoli si ottengono le grandezze necessarie al confronto con i valori limite.

La conoscenza degli effetti dell’esposizione alle radiazioni

L’esposizione professionale alle ROA coinvolge un numero molto elevato di lavoratori ed il numero di sorgenti molto intense, soprattutto di radiazione UV e VIS, utilizzate nelle attività produttive è in continuo aumento. 

Inoltre, il diffuso impiego di cellularitablet ed altri dispositivi, ed il loro frequente abuso, sta portando ad un incremento esponenziale delle possibili fonti di rischio per l’apparato visivo. 

Per questo motivo la conoscenza degli effetti potenzialmente patogeni dell’esposizione a radiazione ottica artificiale deve essere diffusa in modo capillare, ancor più nei luoghi di lavoro dove le esposizioni a radiazioni potenzialmente nocive si sommano alle esposizioni naturali. 

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