IL RISCHIO BIOLOGICO NEGLI AMBULATORI VETERINARI

Gli operatori sanitari a contatto con gli animali sono esposti ad un rischio di natura biologica, per il quale devono essere adottate le disposizioni previste dalle norme di legge

Il rischio biologico negli ambulatori veterinari

È sempre più presente tra gli operatori sanitari la preoccupazione per il rischio di contrarre malattie infettive correlate alla propria attività lavorativa, ad esempio con riferimento all’attività veterinaria.

Le procedure di controllo consigliate per ridurre il rischio di contrarre malattie infettive non sempre eliminano il rischio derivante da un evento accidentale (puntura, taglio, schizzo, urina, sangue, feci, presenza di parassiti trasmettitori di zoonosi, allergie, ecc.), eventi molto spesso imputabili all’organizzazione del lavoro, rapidità di esecuzione, spazi non idonei, affollamento di animali, ecc.

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La valutazione del rischio biologico

L’emanazione del D.lgs. 81/08, impone al Datore di lavoro di valutare il rischio derivante dall’esposizione ad agenti biologici, nonché di adottare tutte le misure tecniche, organizzative e procedurali, per evitare l’esposizione dei lavoratori.

Inoltre, pur non riconoscendo a tutti gli operatori sanitari un rischio biologico diretto (escluse alcune specifiche mansioni) è buona prassi adottare tutte le misure precauzionali previste dalla normativa vigente. Quando le misure di controllo non sono sufficienti a ridurre il rischio è necessario progettare adeguatamente i processi operativi modificando, se necessario, l’organizzazione del lavoro.

Il contesto operativo

All’interno degli ambulatori veterinari è prassi che gli animali vengano accettati dopo una sosta nella sala di attesa.

In seguito, l’animale viene visitato esclusivamente dal personale addetto e quindi in assenza di accompagnatori, per poi procedere alle cure del caso. Successivamente, la visita clinica precede l’intervento chirurgico sull’animale (potenziale serbatoio d’infezione e possibile rischio fisico), con strumentazione mono-uso.

Questa sequenza di azioni può essere riassunta nelle seguenti fasi principali e nella loro potenziale esposizione:

  • accettazione e registrazione amministrativa (nessuna esposizione);
  • visita (esposizione a infezioni ed infestazioni, lesioni cutanee e percutanee);
  • eventuale preanestesia ed anestesia per intervento chirurgico (esposizione a infezioni ed infestazioni, lesioni cutanee e percutanee);
  • intervento chirurgico (esposizione cutanea, percutanea e mucosa);
  • pulizia e sanificazione (esposizione cutanea e percutanea).

Le possibili criticità

Le criticità riscontrabili nell’organizzazione e nelle varie fasi operative possono essere:

  • criticità d’equipe, dovute ad un non corretto utilizzo dei DPI degli Operatori Sanitari o dalla mancata osservanza delle procedure aziendali che possono comportare rischi alla ditta appaltatrice dei lavori di pulizia;
  • criticità della ditta appaltatrice addetta alle pulizie, dovute ad un inidoneo utilizzo di camici e guanti per evitare contatti con materiali/rifiuti contaminati.

Infine, una corretta osservanza delle misure di prevenzione garantisce un minor rischio biologico sia per gli operatori sanitari, che per gli addetti alle pulizie. In questo senso devono essere indirizzati i comportamenti di tutti gli addetti, tesi all’osservanza delle presenti procedure e di altre procedure aziendali ad esse correlate.

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