IL MONITORAGGIO BIOLOGICO

La valutazione dell’esposizione dei lavoratori mediante il monitoraggio biologico

La valutazione dell’esposizione dei lavoratori mediante il monitoraggio biologico

Il monitoraggio biologico

Il Monitoraggio Biologico valuta se e in che misura gli inquinanti ambientali aerodispersi o sulle superfici sono entrati nel corpo umano e fornisce informazioni integrate su tutte le esposizioni ambientali e occupazionali e aiuta a identificare potenziali rischi per la salute.

L’Inail ha elaborato un documento di approfondimento dal titolo: “La valutazione dell’esposizione dei lavoratori mediante il monitoraggio biologico: come riempire la scatola vuota dell’allegato xxxix d.lgs.81/08”.

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Monitoraggio biologico: indicatori di esposizione

Il monitoraggio biologico risulta essere la misura di vari indicatori di esposizione, in particolare di:

  • dose: indicano la dose di sostanza effettivamente assorbita dall’individuo nel corso dell’esposizione mediante la misura della concentrazione in compartimenti biologici di soggetti esposti (urine, sangue, saliva, capelli, aria espirata, ecc.) dello xenobiotico (sostanza estranea ad un organismo) o di un suo metabolita o del prodotto dell’interazione del tossico/metabolita con un bersaglio biologico;
  • effetto: permettono di identificare un’alterazione precoce e reversibile secondaria all’esposizione ad uno xenobiotico che si sviluppa nell’organo critico;
  • suscettibilità: esprimono differenze individuali, di origine genetica (sesso, razza, modificazione in geni che controllano la attivazione metabolica o la detossificazione di una sostanza, in geni che controllano la riparazione del DNA o dei danni cellulari, in geni coinvolti nella predisposizione ad una specifica malattia) o acquisita (dieta, stato di salute, stato socio-economico, età). Tali differenze non si evidenziano in assenza di opportune sollecitazioni. Il risultato è una limitata capacità dell’organismo di rispondere all’esposizione ad un determinato xenobiotico, e di conseguenza una ipersensibilità o un aumento della dose interna.

In particolare, il monitoraggio biologico è lo strumento d’elezione per conoscere realmente le dosi di sostanze pericolose a cui un lavoratore è stato esposto:

  • per sostanze assorbibili attraverso la pelle;
  • uso di dispositivi di protezione delle vie respiratorie;
  • per valutare esposizioni pregresse in caso di incidente;
  • per il registro dell’esposizione a cancerogeni.

I livelli degli indicatori

Per gli inquinanti ubiquitari, quali ad esempio benzene, IPA, ftalati, pesticidi, la conoscenza dei livelli di indicatori biologici della popolazione generale (valori guida o valori di riferimento) è essenziale per la definizione dell’esposizione professionale. 

Di seguito sono riportati alcuni acronimi riguardo ai valori:

  • BLV – Valori limite biologici: i livelli dei determinanti che si riscontrano in un lavoratore esposto per inalazione ad una concentrazione pari al valore limite di esposizione professionale di una determinata sostanza;
  • BGV – Valore di guida biologico: la concentrazione della sostanza o di un suo metabolita in un mezzo biologico appropriato corrispondente a un certo percentile (es. 95° percentile) in una popolazione di riferimento definita. Se non è possibile rilevare i livelli di fondo, il BGV può essere equivalente al limite di rilevabilità del metodo di analisi, che deve quindi essere specificato nel documento.

Il monitoraggio biologico e la normativa nazionale 

Nel decreto legislativo 81/2008 – Capo I, Titolo IX (sostanze pericolose) – si indica che (art.229) il monitoraggio biologico è obbligatorio per i lavoratori esposti agli agenti per i quali è stato fissato un valore limite biologico.

Il valore limite biologico è definito: “il limite della concentrazione del relativo agente, di un suo metabolita, o di un indicatore di effetto, nell’appropriato mezzo biologico”. E un primo elenco di tali valori è riportato nell’allegato XXXIX (Sostanze pericolose – Valori limite biologici obbligatori e procedure di sorveglianza sanitaria).

I valori limite europei e i valori limite ACGIH

Lo SCOEL (Scientific Committee for Occupational Exposure Limits), oggi sostituito dal RAC (Risk Assessment Committee dell’ECHA), aveva proposto valori limite biologici per 22 sostanze, fra i quali ad esempio acrilammide, anilina, benzene, cadmio, solfuro di carbonio, fenolo, percloroetilene e tricloroetilene.

In Germania esistono Biological Tolerance Values (BAT values) nel sangue e nelle urine dei lavoratori per più di 120 sostanze (o un EKA per le sostanze cancerogene), oltre ad un BLW = biological guidance value o un BAR = biological reference value.

Altri paesi che promuovono l’uso del monitoraggio biologico e hanno stabilito un elenco di valori limite
biologici sono la Svizzera, per 92 sostanze, la Finlandia per 36 sostanze e la Francia per 14 sostanze.

L’American Conference of Governmental Industrial Hygienists (ACGIH) è un’organizzazione scientifica americana che promuove la salute professionale e ambientale. L’ACGIH ogni anno pubblica gli elenchi aggiornati dei TLVs® e BEI®, rispettivamente valori limite di esposizione occupazionale e valori limite biologici health based, stabiliti da comitati che esaminano la letteratura esistente pubblicata e peer-reviewed in varie discipline scientifiche, ad es. igiene industriale, tossicologia, medicina del lavoro ed epidemiologia. Poiché TLVs® e BEIs® si basano esclusivamente su fattori sanitari, non viene presa in considerazione la fattibilità economica o tecnica. In assenza di Valori Limite Nazionali o Europei, alcuni contratti di lavoro fanno riferimento ai TLV ACGIH.

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